Ti sei mai trovata nella situazione di percepire come un conflitto interiore, sentirti come se fossi divisa in due parti? Come se dentro la tua testa ci fossero due voci che ti parlano mostrandoti due scenari opposti tra loro?

Da una parte vorresti andare in una certa direzione o agire in un certo modo, dall’altra vorresti fare tutto il contrario.

Se la tua risposta è si, tranquilla non sei l’unica e soprattutto non sei impazzita.

É piuttosto, una situazione che si può presentare nel momento in cui ti ritrovi a prendere un’importante decisione nella tua vita e non sai quale sia la scelta migliore.

È capitato a tutti, almeno una volta nella vita.

Sai quando si dice mettere d’accordo cuore e testa? Ecco, questa è una situazione tipica. Come si fa a mettere d’accordo testa e cuore?

Ti racconto una storia personale in cui ho vissuto questo conflitto interiore in maniera molto intensa.

Tanto intensa da essere riuscita a riconoscerlo e ad osservarlo mentre si manifestava.

Come ho reagito, come l’ho gestito e quale soluzione ho trovato per “risolverlo”?

E, prendendo spunto dalla mia esperienza, cosa puoi fare anche tu quando e se ti capiterà di trovarti di fronte a una decisione da prendere e ti sembrerà di essere “tirata” da due parti opposte fra loro.

Il mio cammino porta la luce che mi sta vicino

Era agosto del 2014. Stavo facendo la colazione al bar, in una calda mattinata di piena estate. Fare la colazione al bar non è per me una cosa usuale. Preferisco di gran lunga la colazione lenta ed abbondante nella tranquillità di casa mia.

Quella volta era stata un’eccezione. Era una specie di festeggiamento. Avevo da poco concluso l’ultimo contratto di lavoro, durato la bellezza di 3 anni, che però mi erano sembrati 30 e avevo preso la decisione di non accettare il rinnovo. Non era decisamente stato il lavoro della mia vita e per di più non era stata nemmeno una bella esperienza lavorativa.

Non avevo un piano B concreto ma una cosa la sapevo per certo: volevo cambiare la direzione che aveva preso la mia vita e muovermi verso la realizzazione di quelli che erano i miei sogni.

Mi ero appena laureata e oltre la mia bella laurea fresca in mano tutto quello che avevo era qualche risparmio da parte e, davanti a me tela bianca, “la totalità delle possibilità”, come diceva Louise L.Hay.

Sentivo che avrei potuto fare qualsiasi cosa.

Iniziare una nuova vita

Volevo iniziare una nuova vita e mettere fine all’insoddisfazione lavorativa che durava ormai da anni.

Ma prima di dare inizio alla mia nuova vita lavorativa, volevo in qualche modo “disintossicarmi” da quella vecchia e dalle esperienze spiacevoli. Lavorare a tempo pieno e finire gli studi nello stesso tempo si era rivelato più stressante del previsto. Soprattutto quando l’ambiente lavorativo non era proprio un posto dove mi recavo con serenità.

Tutt’altro, nei ultimi mesi mi trascinavo mal volentieri sul posto di lavoro intenta a mantenere il patto con me stessa: dimettermi (solo) dopo aver finito gli studi.

Sentivo un grande bisogno interiore di rigenerarmi e di allontanarmi da tutto e soprattutto da tutti e rifugiarmi in mezzo alla natura. Quest’ultimo lavoro mi aveva portato a sviluppare una certa insofferenza a quella parte di persone che sembravano nate per stressare la vita agli altri.

He, he Paulina, è questo che succede quando fai un lavoro che non ami e che ti sei sentita costretta ad accettare perché pensavi di non avere altra scelta”, mi rimproveravo spesso.

Ed è stato anche questo il motivo per cui, quando finalmente ho realizzato uno dei miei sogni più grandi (adesso faccio il lavoro che amo), ho deciso di dedicarmi, come coach&mentor, in modo particolare alla realizzazione personale, per aiutare chi sta cercando la propria strada nella vita e non vuole più accontentarsi di fare un lavoro qualsiasi. Adesso aiuto chi dentro sé stessa sente la propria chiamata ed è determinata a non ignorarla più.

A questo scopo ho ideato il percorso CREA LA TUA VITA, un percorso per chi ha deciso di vivere una vita piena e appagante, perché sono convinta che non siamo obbligate a percorrere una strada che ci è stata messa davanti ma possiamo scegliere per noi stesse, possiamo davvero crearci una vita su misura, che rispecchi la nostra inclinazione naturale e i nostri valori.

Ma questa è un’altra storia. Nel frattempo, se vuoi dare un occhiata al percorso CREA LA TUA VITA, per saperne di più, clicca qui.

Torniamo alla nostra storia sul conflitto interiore.

Come potevo rigenerarmi e lasciarmi le esperienze spiacevoli alle spalle?

Una vacanza qualsiasi non sarebbe bastata.

Da introversa nata quale sono, sapevo che la soluzione migliore sarebbe stata non un viaggio qualsiasi ma uno che mi avrebbe portata in contatto diretto con la natura e allontanato dalla folla di persone. Avevo bisogno di tranquillità e di stare sola con me stessa per ricaricare le batterie e ripartire alla grande con i nuovi progetti.

Il Cammino di Santiago

E così mi torna in mente che, anni prima qualcuno mi aveva parlato del Cammino di Santiago. Un mese intero a camminare, soli, in mezzo alla natura. Wow!

L’idea di intraprenderlo un giorno era rimasta lì da qualche parte, in un angolino nascosto della mia mente. E adesso sembrava essere arrivato il momento giusto per dare vita a quell’idea.

Portato a termine il vecchio lavoro, non dovevo più elemosinare due settimane (o più) di ferie consecutive, non dovevo chiedere alcun permesso a nessuno. Ero finalmente libera di fare tutto quello che volevo, di andare ovunque e di starci anche quanto mi pareva.

900km in 30 giorni

E quella mattina, di un caldo agosto del 2014 è successo qualcosa che non mi sarei mai aspettata. Un segno dall’alto.

Mentre mi trovavo insolitamente in questo bar a fare colazione, la mia attenzione è stata catturata dalla prima pagina del giornale locale.

In prima pagina era pubblicata in grande la foto di una ragazza del posto che aveva appena concluso di percorrere il Cammino di Santiago, in 30 giorni. 900km in 30 giorni, diceva il titolo dell’articolo.

Il mio cuore ha fatto un sussulto. Mi sono precipitata qualche pagina più in là per leggere d’un fiato l’intero articolo.

Sapevo che questa non era una coincidenza, non credo più alle coincidenze da tanto ormai. Per questo, quando ho preso in mano il telefono per cercare su Facebook la ragazza dell’articolo, il mio cuore ha fatto un altro sobbalzo.

Prima che cambiassi idea, le ho inviato un messaggio e le ho chiesto di vederci per avere maggiori informazioni riguardo il Cammino.

Lei, con mia sorpresa (per non avermi presa per pazza) mi ha risposto e abbiamo fissato un appuntamento un paio di giorni dopo.

Durante l’incontro, lei con molta gentilezza e gli occhi pieni di gioia mi ha raccontato della sua meravigliosa avventura dandomi tutti i dettagli necessari.

Dall’equipaggiamento da portarmi dietro, al peso ideale della “mochila”, che è lo zaino che diventa la propria casa da portare come una lumaca sulla schiena per tutto il tempo del cammino.

Mi ha spiegato il percorso da fare, da dove scaricare la mappa, dove dormire, come organizzarmi le tappe da percorrere, a cosa stare attenta e cosa evitare. Come curarmi le inevitabili vesciche ai piedi dovute ai chilometri macinati. E tanto altro.

Il viaggio nella mia mente

Da quel momento era come se mi fossi sdoppiata. Mentre lei mi raccontava con entusiasmo la sua esperienza, dentro di me è iniziato un dialogo incessante, tra due me, o meglio tra due parti di me.

La mia mente ha iniziato a viaggiare per i fatti suoi.

Una parte di me diceva sbigottita: il Cammino di Santiago? Non ci pensare neanche! Ma che sei impazzita? Ma vattene al mare, su una spiaggia bianca al caldo. Ma come pensi di camminare tutti quei chilometri?

Lascia stare! Un’altra volta! Ok, potresti superare tutto ma non le cimici nei letti (la legenda delle cimici nei letti, in realtà basta solo fare un po’ di attenzione). No, dai non è il momento giusto per intraprendere questa avventura!

E un’altra parte di me invece diceva: ecco, è proprio quello che ti serve! Se non è questo il momento giusto, quand’è allora? Un viaggio in mezzo alla natura, un’avventura lontano dal mondo per lasciarti tutto alle spalle. Hai sempre amato camminare, ecco l’occasione giusta. Sarai finalmente libera da qualsiasi impegno e responsabilità, e soprattutto da qualsiasi rottura di scatole, in mezzo alla natura, solo tu con te stessa. Finalmente potrai stare con te stessa tutto il tempo ed ascoltarti per ritrovare il tuo centro, la tua te, vera e autentica.

Questa conversazione nella mia testa è continuata fino al giorno di partenza. Mi accompagnava dalla mattina alla sera, mentre organizzavo il viaggio, mentre prenotavo il biglietto aereo, mentre compravo l’abbigliamento adatto e scaricavo la mappa con l’itinerario del percorso.

A fine settembre sono partita per la Francia, e dopo aver preso un aereo, un paio di treni e un pullman sono arrivata con la mia bella mochila sulle spalle, ai piedi dei Pirenei, il luogo da dove è iniziata la mia avventura, con questo mantra nel cuore: il mio cammino porta la luce che mi sta vicino.

A ottobre sono arrivata a Santiago di Compostela, senza aver mai preso un mezzo di trasporto, solo con le mie gambine, attraverso salite impegnative, ripide discese e mesetas a non finire. Sotto il sole cuocente e in mezzo al fango quando pioveva.

Camminavo per 25-30 km al giorno e quando arrivavo da un posto all’altro, dopo la doccia e aver mangiato qualcosa, continuavo a camminare per esplorare e non perdermi neanche un po’ della bellezza che ogni posto aveva da offrirmi.

É stata l’esperienza più incredibile che potevo fare in quel momento della mia vita.

Il conflitto interiore

Tornando al conflitto interiore, il punto è questo: questo dualismo interiore, di cui ti parlavo anche all’inizio è una cosa che avviene più spesso di quanto puoi immaginare.

E non è una cosa di cui ci si rende conto, in più delle volte.

Ma questa volta, per me era stato diverso. Avevo sentivo con chiarezza cristallina questo conflitto.

É stata la prima volta che sono riuscita a distinguere le due voci: una che apparteneva alla mia parte più prudente, più comoda anche, che non ama lanciarsi in avventure ignote. Questa parte ama la comodità, la sicurezza la tranquillità. Non ha voglia di mettersi in gioco e si inventa mille paure e percoli pur di tenermi al sicuro, nella zona comfort.

Era questa parte amante della comodità che mi diceva “non adesso, fallo più avanti”, “non adesso, non sei abbastanza allenata per farlo”, “non adesso, chissà in quale situazione ti vai a cacciare”.

Ma questa era anche una parte piena di paure, di limiti e di vecchie credenze disfunzionali. Ed è la stessa parte che mi fa rimuginare sulle cose tutte le volte (o quasi) che sto per fare una cosa nuova, che non ho mai fatto prima.

Fortuna che ora ho imparato a gestirla e a zittirla per non farmi più sfuggire le opportunità. Opportunità di avventura, di imparare, di crescere come persona.

Nelle sessioni di coaching c’è una strategia specifica che si può utilizzare per far si che le due parti opposte fra loro possano in qualche modo portare a una risoluzione del “conflitto”.

Mentre l’altra parte più spavalda ed avventurosa non vedeva l’ora di partire.

Quella parte era come se appartenesse alla ragazza dentro di me che aveva voglia di avventura, di gioia, di gioco e di entusiasmarsi come quando da piccola correva sulle coline e nel bosco dietro casa.

Questa parte di me era piena di gioia e di energia vitale, e per questa parte di me quello che sentivo non era paura ma eccitazione per una nuova avventura.

Distinguere le voci

Se non avessi distinto bene le due parti o voci e se non avessi riconosciuto da quale “sfondo di verità” mi parlavano molto probabilmente avrei lascito perdere tutto, sarei ceduta alla paura e ai limiti della mia mente per rimanermene beata (ma infelice) nella mia zona di comfort e sicurezza.

Come fare quindi per capire a quale voce dare “ragione”, quale ascoltare?

Innanzitutto bisogna assicurarci che i pericoli non siano reali. Ovvio che in caso di pericolo reale è necessaria prudenza. Se ti trovi davanti a te il semaforo rosso non è che non devi ascoltare la tua voce che dice: fermati! Ci siamo intese.

Tutta un’altra cosa è quando i pericoli sono solo immaginari. Quando sono solo frutto di nostre insicurezze e resistenze a uscire dalla nostra zona comfort.

Pensa per esempio, se ti è mai capitato, quando non ti sei presentata a un colloquio di lavoro perché l’idea che non avresti comunque ottenuto il posto, che saresti stata respinta, ti ha spaventato a morte. Allora, avevi deciso che tanto vale non presentarti nemmeno. In questo caso non si tratta di alcun reale pericolo, eppure dentro di te sperimenti la stessa paura di come se dovessi affrontare un leone nella savana, o quasi :).

Ognuna delle due parti in questione aveva “ragione” a modo suo e ognuna si faceva sentire con le sue intenzioni positive.

Ho capito che stava a me decidere quale assecondare dopo averle ascoltate tutte e due senza giudicare e soprattutto senza giudicarmi e criticarmi.

Ti sei mai trovata in questa situazione? Ti sei mai sentita, come se fossi divisa in due parti e non sapere quale ascoltare?

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P.S: Ti piacerebbe conoscerti un po’ più a fondo, esplorare parti di te che finora magari non hai preso in considerazione?

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É un ottimo punto di partenza se desideri capire un po’ di più te stessa, scoprire i tuoi valori e la tua inclinazione naturale grazie alla quale potrai capire meglio anche verso quali lavori sei più predisposta e quali invece sarebbe meglio evitare.